Verso uno sviluppo sostenibile di comunità

Verso uno sviluppo sostenibile di comunità

di Riccardo Lombardo, Massimo Di Nicola, Jose Perfetto e Liborio L’Abbate*

L’approccio naturalmente B-Corp oriented di G_EN Energineering porta la società a ricercare soluzioni sempre più avanzate nel campo dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione sociale.

La nostra nuova frontiera si chiama “ecosistema di comunità”.

Si tratta di uno sviluppo che armonizza ulteriormente, dal profilo semantico a quello sociale, i concetti di economia circolare e di community.
Il primo è il modello economico preferito di sviluppo sostenibile e il secondo identifica ogni gruppo omogeneo di soggetti che condivide obiettivi e interessi attraverso legami sociali virtuali e/o territoriali.

Quella che ci interessa maggiormente è questa ultima accezione, dove il “territorio” è indicativamente quel cerchio di 70km di raggio che va sotto la definizione di “KM ZERO”.
Partiamo dall’ecosistema circolare, assumendo che si tratti di “sviluppo di valore in un ciclo che comprende diversi soggetti, diversi prodotti e diverse modalità di interrelazione tra di loro, fondamentalmente basate su processi produttivi a basso impatto ambientale, mobilità sostenibile, filiere corte, riuso, contrasto alla spreco, utilizzo di rinnovabili e riduzione delle emissioni”.

Le unità di base dell’ecosistema circolare sono “cicli virtuosi”.
In natura uno dei cicli potenzialmente virtuosi è quello del carbonio, nonostante di questo ciclo, quando viene industrializzato, facciano parte le emissioni, che oggi sono diventate un problema molto significativo e in prospettiva devastante.
Le nuove direttrici di sviluppo, vedi il recente Green New Deal a cui molti paesi si stanno allineando, prevedono una riduzione di emissioni che sostanzialmente punti al pareggio.
Noi vogliamo andare oltre e proponiamo soluzioni che potenzialmente mirano non solo alla produzione di energia da biomasse tra cui residui organici e rifiuti tra cui i sovvalli a emissioni zero, ma addirittura ad un ciclo “waste to energy” con sottrazione di CO2 dall’atmosfera.
La società contemporanea produce una quantità enorme di rifiuti, che sono diventati un problema, per lo stoccaggio, per il trasporto, per lo smaltimento, oltre che un ulteriore generatore, per le comunità, di costi economici, ambientali e per la salute. In più, il loro smaltimento produce CO2.

contact: innovation@genhub.eu Massimo Di Nicola techman@genhub.eu 346 6104686 Liborio L’Abbate ceo@genhub.eu 335 6039011

Ma c’è un modo per risolvere contemporaneamente i problemi di emissioni e costi di gestione dei rifiuti: la messa in esercizio di impianti di piccola taglia delocalizzati o cosiddetti “di prossimità” che trasformano i rifiuti organici in energia, termica ed elettrica, attraverso la disgregazione molecolare a bassa temperatura e in forte carenza di ossigeno, un sistema conosciuto come pirolisi.

La pirolisi è un processo noto da moltissimo tempo che, replicato industrialmente, può essere gestito con le moderne tecnologie in modo sicuro ed efficiente.
Nel cilindro dove avviene la disgregazione il rifiuto non brucia, ma con un congruo tempo di residenza, grazie all’applicazione di energia termica, le sue molecole originai si scompongono e si riassestano in molecole più semplici.

In estrema sintesi il processo produce due elementi: il syngas, un gas biologico assimilabile al metano e char, un residuo carbonioso, tanto più “bio” quanto più è di natura biologica/vegetale la matrice in ingresso, che, oltre ad avere proprietà agronomiche di ammendante e/o fertilizzante, ha il pregio, non secondario, di essere un sequestratore di anidride carbonica.

La tecnologia su cui G_EN Energineering sta investendo è “amica dell’ambiente” ed estremamente versatile, poiché permette di trattare indifferente molti tipi di rifiuti ad alto contenuto di carbonio, dai residui delle lavorazioni agroalimentari (dei vini, della frutta, del pomodoro, dei frutti con guscio ecc.) alle micro e nano plastiche, dai sovvalli di plastiche non differenziabili ai pneumatici esausti, dai fanghi di depurazione provenienti da impianti di depurazione reflui di natura civile alle biomasse vegetali locali (sfalci, potature ecc.).

Un piccolo contributo al problema, con investimento contenuto, bassi costi di gestione e manutenzione, estrema facilità di implementazione in quanto non necessari rilevanti impegni di aree da dedicare e di dismissione ma soprattutto con un altissimo indice di replicabilità, senza dimenticare le grandi potenzialità di ricaduta “sociale”, per la possibilità di servire, con l’energia elettrica prodotta, comunità energetiche limitrofe agli impianti.

 

*fondatori di G_EN Energineering